(articolo apparso sul “Il Resto del Carlino” del 6 dicembre 2019)

Il professor Brunocilla, direttore della clinica urologica del Sant’Orsola: “Mantiene intatte le strutture neuro muscolari adibite alla continenza urinaria e alla funzione erettile”

Bologna, 6 dicembre 2019 – Anche il Sant’Orsola introdurrà a breve un nuovo trattamento ultra-mininvasivo per il tumore alla prostata. Lo ha annunciato il professor Eugenio Brunocilla, direttore della clinica urologica del Sant’Orsola, nel corso del congresso intitolato ‘La terapia focale del tumore prostatico e renale’, che si tiene oggi e domani all’Aemilia Hotel.

“Le terapie focali (ovvero il trattamento in maniera mirata della sola lesione maligna) – spiega lo specialista – rappresentano oggi la massima espressione di mini-invasività, nonché strumento per soddisfare esigenze non sempre conseguibili con la chirurgia”.

Il professor Brunocilla, aprendo i lavori, si è soffermato sull’analisi della situazione nazionale e ha presentato i dati dell’impegno quotidiano all’interno della realtà bolognese. Il tumore della prostata è il tumore più diffuso nella popolazione maschile con 37.000 nuovi casi all’anno in Italia e la terza neoplasia per decessi con un numero di 7.500 all’anno.

“Presso la Prostate Cancer Unit dell’Unità Operativa di Urologia del Policlinico Sant’Orsola, ogni anno discutiamo e analizziamo, con radioterapisti ed oncologi, oltre 800 pazienti affetti da tumore alla prostata, più di 500 dei quali vengono sottoposti a intervento chirurgico”, ha affermato Brunocilla. “Il crescente sviluppo di nuove tecniche chirurgiche – ha aggiunto -, decisamente meno invasive di quelle tradizionali, offre prospettive molto positive, sia nell’ambito delle caratteristiche tecniche degli interventi che prendendo in considerazione il paziente. La diffusione della chirurgia robotica nel trattamento del tumore della prostata ha sviluppato un affinamento tale da soppiantare in pratica la tecnica chirurgica tradizionale”.

Brunocilla ha annunciato che anche il Sant’Orsola introdurrà a breve questo tipo di trattamento ultra-mininvasivo come una valida alternativa alla chirurgia tradizionale, indicato in casi selezionati, come tumori localizzati, e a basso rischio di progressione e nei in pazienti anziani con elevate coomorbidità.

“Grazie alla visione in 3D ingrandita e agli strumenti robotici miniaturizzati, il tumore viene asportato con la massima precisione mantenendo intatte le strutture neuro muscolari adibite alla continenza urinaria e alla funzione erettile, garantendo il massimo recupero postoperatorio con tempi medi di degenza di 3 giorni. Inoltre, grazie al contributo di una imaging sempre più sofisticata, come la risonanza magnetica multiparametrica, ha sempre più importanza il concetto di terapia focale, ovvero trattare in maniera mirata solo la lesione maligna senza asportare tutta la ghiandola”.

Altro capitolo di estremo interesse trattato nella due giorni congressuale bolognese, è la patologia neoplastica del rene. Sebbene il tumore del rene sia meno frequente rispetto a quello della prostata, si calcolano 12.500 nuovi casi con 3.700 decessi all’anno (dati AIRTUM 2019). Ma grazie alla diffusione su larga scala dell’ecografia e della TC, questi tumori vengono diagnosticati in stadi sempre più precoci e con dimensioni sempre più ridotte. Il trattamento standard dei tumori renali di piccole dimensioni (meno di 4 centimetri) è l’asportazione chirurgica, e quando è possibile di risparmiare maggior parenchima renale funzionale. La chirurgia robotica, anche in questi casi offre indubbi vantaggi nel preservare il tessuto renale sano circostante.