Il XIII° secolo è stato per Bologna il secolo d’oro, il tempo del suo maggior sviluppo economico e demografico.   I bolognesi si sentivano pieni d’entusiasmo per la raggiunta autonomia politica, si sentivano sicuri nell’alleanza con gli altri comuni padani contro l’imperatore.  Avevano da poco terminato di costruire la cinta di mura di protezione che sarà detta “dei Torresotti” e decisero di migliorare la ricchezza economica facendo nuovi lavori di canalizzazioni.  Nell’anno 1200 pensarono di farsi una grande piazza, un luogo dove ci si potesse radunare e  che potesse contenere tutto il popolo in occasione di feste e di momenti gravi, e la progettarono assieme alla nuova sede comunale, al “Palatium vetus”, che poi diventerà il Palazzo del Podestà.  Per fare lo slargo vennero abbattute numerose case e qualche chiesetta e cominciò la costruzione del palazzo, in stile romanico, e della grande piazza antistante, la “Platea major”.   In questa piazza accorrevano in armi i bolognesi quando suonava la grande campana della Torre dell’Arengo nei momenti di pericolo, quando si avvicinava alla città un esercito nemico.  Qui si faceva il mercato, e nei momenti festosi si facevano torneamenti e spettacoli di ogni genere.  Ma c’erano anche spettacoli truci, quando si esercitava la giustizia con le esecuzioni capitali.  I condannati all’impiccagione venivano gettati dalla balconata del palazzo con una corda al collo, mentre al centro della piazza venivano eretti i roghi ordinati dal Tribunale della Santa Inquisizione.  Per le punizioni meno gravi c’erano i “tratti di corda” e due forche le possiamo anche oggi vedere sotto al Voltone del Podestà.  Al centro della piazza erano fatte le fustigazioni alle donne e ai bambini. La gogna era sopra ai nove gradini di S.Petronio.   In un bando di quel periodo c’era scritto:  “Martedì si mazzola, si scanna e si squarta”.  Alla metà del secolo il Comune compra il palazzo degli Accursio e lo amplia per contenere la nuova sede comunale.  Da un balcone di questo palazzo, nei giorni di mercato, i trombetti leggevano ad alta voce le “gride” cioè i bandi, le leggi comunali.

A cominciare dal 1249 e fino all’arrivo dell’esercito di Napoleone nel 1796 si è fatta la “Festa della Porchetta”.  I francesi portavano le idee di “Liberté, Egalité, Fraternité”, e questa festa venne abolita perché era la festa dell’ipocrisia fatta in spregio delle classi povere.  I senatori e i nobili stavano in palazzo e facevano un ricchissimo e interminabile pranzo, mentre nella piazza sottostante erano i cittadini poveri e affamati che aspettavano che gli venisse gettato qualcosa dalle finestre.  Ogni tanto si affacciava qualcuno che informava i sottostanti di com’era l’andamento del pranzo.  E a volte gettava sulla folla qualcosa da mangiare, qualcosa che era rimasto in tavola, e si divertiva a vedere il parapiglia della folla che cercava di afferrarlo.  Per scherno venivano gettati giù cartocci di ossicini, che venivano contesi nella zuffa che subito si creava di sotto.  Poi, quando i ricchi avevano finito di mangiare, andavano tutti alle finestre per il divertimento finale.  Venivano buttati nella piazza degli animali vivi, lepri, fagiani, oche e anche qualche maialino unto di grasso che sfuggiva e scivolava dalle mani.  E infine, veniva buttato giù un maialetto arrostito allo spiedo, una porchetta.

Molti avvenimenti storici importanti sono accaduti nella Piazza Maggiore e uno di questi è stata la incoronazione dell’imperatore Carlo V° il 24 febbraio del 1530.  La piazza era affollata di nobili e di armati che erano al seguito dell’imperatore.  La cronaca riporta che, prima di entrare in San Petronio, Carlo V° si girò e disse alla folla:  “Todos caballeros”, siano tutti dichiarati nobili.  E, in quel momento successe un grave incidente con morti e feriti, perché crollò il pontile di legno sul quale Carlo era passato per scendere dal Comune alla piazza.  Ma di questo episodio e di altri che ci sono stati in Piazza Maggiore ne parleremo un’altra volta.