La bellezza di questa piazza consiste nell’aver conservato uno scenario di architettura uniforme, tutto intorno si è mantenuto lo stile del ‘400.  Come in tutte le altre città vi sono contrapposti i due poteri politici: dalla parte della pianura vi è il Palazzo del Podestà e verso il mezzogiorno c’è la chiesa dedicata a S.Petronio. Bologna presenta una singolare particolarità che incuriosisce i turisti in visita: la grande chiesa che è sulla piazza principale non è la cattedrale, non è la sede della curia arcivescovile, che invece si trova in S.Pietro.  Da sempre, per i bolognesi S.Petronio rappresenta la loro autonomia politica comunale.

La stessa scelta che fu fatta di avere come protettore della città il vescovo Petronio spiega qual è stato l’animo dei bolognesi fin dai tempi antichi. Bisogna subito dire che nel secolo IV, il secolo di Petronio, si stavano già disgregando le istituzioni periferiche dell’impero e ormai tutte le funzioni di governo erano state assunte dai capi delle comunità religiose. I bolognesi avevano scelto Petronio dall’elenco dei vescovi perché si sapeva che si era autonominato, senza aspettare il riconoscimento del pontefice romano.

La chiesa è stata progettata alla fine del XIV in un momento in cui la città si era liberata dalle minacce del Visconti di Milano ed era svincolata dal potere pontificio. Nello stemma del comune c’è scritto due volte la parola “Libertas” e S.Petronio venne costruita per affermare la libertà e l’indipendenza, ed anche con l’intento di farla diventare la chiesa più grande esistente.

L’architetto Antonio di Vincenzo l’aveva disegnata a croce latina e di dimensioni enormi: secondo il progetto originario avrebbe dovuto estendersi fino all’attuale via Farini, e un transetto  avrebbe dovuto arrivare all’attuale via D’Azeglio, mentre l’altro avrebbe dovuto oltrepassare l’attuale via dell’Archiginnasio.  Da sotto il portico si vede che nella parete d’angolo con piazza Galvani sporgono dallo spigolo gli spuntoni che avrebbero dovuto fare proseguire la costruzione laterale.

Il motivo che ha impedito la compiutezza del cantiere è rimasto evidenziato nella facciata della chiesa, che appare incompiuta nella parte superiore, priva dei marmi.  I turisti si domandano come mai una città ricca com’è Bologna abbia la chiesa patronale incompiuta: bisogna spiegare che la costruzione era stata decisa dai cittadini e a loro spese, che era la chiesa dei bolognesi, che avevano contribuito con apporto di denaro, di materiali e di lavoro volontario. La costruzione era andata avanti per quasi quattro secoli, senza mai poter essere terminata a causa dell’opposizione del potere pontificio, che non poteva permettere che ci fosse una chiesa più grande di quella di S.Pietro a Roma e soprattutto che fosse una specie di chiesa “laica”.  Proprio all’inizio del XV c’era stato un cardinale “legato pontificio” che si era intascato i denari depositati dai cittadini ed anche il ricavato della vendita dei marmi che servivano per finire la facciata.  Centocinquant’anni dopo, c’era stato un papa che aveva impedito di procedere col progetto iniziale facendo costruire in gran fretta il palazzo dell’Archiginnasio.

Una cosa curiosa che molti hanno dimenticato è questa: prima del concordato firmato nel 1929 tra il governo fascista e il potere pontificio, ogni sera un messo comunale, vestito di sontuosa livrea, andava in S.Petronio, batteva la mazza sul pavimento, faceva uscire tutti, chiudeva il portone e portava la chiave sul tavolo del sindaco.

La nostra città non è facile da comprendere, è piena di stranezze e di misteri, non è una città teatrale come Venezia o Firenze, dove le bellezze monumentali sono evidenti.  Qui da noi bisogna avere un minimo di conoscenza della storia per apprezzare quello che si vede.  E spesso le bellezze artistiche sono dentro i palazzi, non sono visibili dall’esterno.  Per questo motivo Bologna è rimasta per tanto tempo esclusa dall’itinerario classico di visita da parte del turismo internazionale.

Da pochi anni però hanno cominciato ad arrivare i turisti stranieri e c’è molto lavoro per le guide che devono spiegare le bellezze della nostra città.