Le torri di Bologna

Sappiamo che le torri erano molto numerose, sicuramente erano più di cento, ma oggi se ne possono contare solo ventitré, e alcune non sono visibili, perché sono state abbassate e inglobate negli edifici.  Sono tutte state costruite nel 12° e 13° secolo, come simboli di potere delle famiglie proprietarie, e per difesa estrema nelle battaglie che accadevano frequentemente tra gli avversi partiti politici cittadini.

Erano costruzioni molto costose, e ci volevano diversi anni per portarle a termine.  Venivano costituite delle associazioni di comproprietari che si chiamavano Consorterie, che erano registrate dal notaio.  Ogni associato partecipava alle spese e diventava proprietario di una quota.  Aveva anche l’obbligo di abitare attorno alla torre e al palazzo della famiglia principale e di restare solidale   al partito politico.  Le quote di proprietà si ereditavano e si potevano acquistare.

Tutte le torri erano attorniate dalle case degli affiliati alla consorteria e c’erano dei passaggi, anche aerei, che le collegavano tutte.  Al centro, e attaccata alla torre, c’era la casa della famiglia che era a capo della consorteria.

Adesso spiego come era fatta la costruzione delle torri.  Le fondamenta erano fatte così: prima si scavava un quadrato profondo sei o sette metri, poi venivano piantate fittamente le “agocchie”, che erano tronchi appuntiti spinti giù con il maglio; poi veniva fatta una base di blocchi di selenite, che emergeva anche come sostegno laterale; poi iniziava la costruzione “a sacco”, fatta con un conglomerato di calce e ciottoli spaccati, chiuso dentro un muro di mattoni.  La costruzione risaliva tenendo sempre la dimensione rastremata verso l’alto.

Notare i blocchi di selenite che sono alla base della Garisenda.  Sono uguali a quelli che vennero usati per la costruzione della prima cerchia di mura, nel 4° secolo.

I fori da ponte servivano per i muratori, che dovevano salire con provvisori terrazzini che erano sostenuti dai pali piantati in quei fori.

La porta in basso non c’era, ma era in alto, vedete che sembra una finestra, ma era l’unica porta per entrare nella torre; si capisce anche dalla soglia che è logorata dalle pedate.

Si vedono i segni rimasti del pontile di legno che collegava le due torri, fatto fare dal conte Oleggio nel periodo della sua dittatura (seconda metà del 14°),  per controllare che non nascessero dei tumulti nel mercato sottostante, di Piazza Ravegnana.

Nell’angolo del palazzo di là della strada Maggiore, in alto c’era una insegna di lamiera, a forma di mano con l’indice puntato verso fuori della città, e c’era scritto “per Roma”.

Qui, dove adesso vediamo il Palazzo del Leone, c’erano tre torri, che sono state abbattute circa cent’anni fa: si chiamavano Artenisi, Riccadonna, Guidozagni.

Il S. Petronio che adesso è davanti alle torri, è stato lì rimesso pochi anni fa, dopo che era stato per molto tempo dentro la chiesa a lui dedicata.  Qui attorno alle torri c’erano addossate le botteghe dei ramai, che costruivano pentole e padelle, e c’era anche una chiesetta, appoggiata alla Garisenda.

 

Le Due Torri sono state edificate dal 1109 al 1119.

 

La torre Asinelli è alta m.97,20.  Quarta in Italia (Torrazzo di Cremona 117; Torre del Mangia di Siena 102; Campanile di S. Marco 99).   La scala è di legno, e sono 498 gradini.

Lo strapiombo è di metri 2,23 verso Ovest.  E’ la torre pendente più alta d’Italia.  La larghezza del muro alla base è di metri 4,10 e in cima è solo di metri 0,95.   La bertesca, con i marzocchi leonini e stata fatta nel 1488.  L’Arcangelo Michele che si vede sopra la bertesca è stato messo nel 1727.

Su in alto, nel ‘300 c’era una gabbia di ferro, attaccata di fuori, che serviva per la condanna a morte dei traditori.  Nel 1386 ci fu lasciato morire di fame e di sete un prete che era stato scoperto a letto con la concubina del vescovo.

Ci sono stati degli scienziati che hanno fatto degli studi per controllare l’effetto della rotazione della Terra lasciando cadere dall’alto dei pesi.  Sulla cima c’era la “campana del fuoco” che dava l’allarme se si vedeva un incendio in città.  C’era anche il controllo di avvistamento, che era collegato con il Colle della Guardia, per avvertire se stavano arrivando degli eserciti nemici.

 

Garisenda = Oggi la vediamo alta m. 48,16, ma Dante Alighieri, quand’era studente all’università,   l’aveva vista alta m. 60, prima che fosse abbassata per il pericolo che crollasse.  Già durante la costruzione, aveva cominciato a inclinarsi, e allora decisero di limitare la sua altezza.

Questa è la torre che ha l’inclinazione più elevata di tutte le torri che esistono nel mondo, se valutiamo il rapporto con la sua altezza.  La sua massima inclinazione verso Est è di m. 3,22.

Il muro alla base è di m. 2,35 mentre in alto è di m. 1,95.  Non è visitabile.

Dietro, c’è una lapide che recita un passo del canto 31° dell’Inferno di Dante: “Qual pare a riguardar la Garisenta sotto il chinato quando un nuvol vada sovr’essa, tal parve Anteo a me ch’i stava a bada di vederlo chinare…”  (e fu talora ch’avrei volut’ir per altra strada).

È stata di proprietà della consorteria degli Strazzaroli, detti anche Drappieri, di cui vediamo il palazzo qui nella piazza.

 

In città sono visibili e le seguenti torri:  torre Lambertini;  torre dell’Arengo, che è l’unica torre al mondo che non ha le fondamenta, ma è appoggiata su un quadriportico;  torre dell’Orologio;  torre Scappi all’inizio di via dell’Indipendenza;  torre degli Agresti e torre dei Lapi, che si vedono presso piazza Galilei;  torre degli Azzoguidi detta Altabella;  torre Prendiparte detta Coronata, che era il carcere della Curia;  torre Galluzzi;  torre Uguzzoni di vicolo Mandria;  torre Guidozagni di via Albiroli; torre Alberici, con la bottega a ribalta sottostante;  torrione del Bargello, che era caserma delle guardie municipali, che dipendevano dal Capitano del Popolo, o Gonfaloniere di Giustizia.  Torrione dello Scaletto, che era il carcere maschile, nell’altro angolo, su via Venezian.

 

Verso la fine del secolo 13° venne proibito di costruire altre torri e quelle che c’erano vennero tutte mozzate per limitare l’arroganza dei signorotti e stabilire che l’unico potere era quello del Comune.  Ma nella seconda metà del ‘400 Giovanni 2° Bentivoglio volle fare la sua torre.  E la fece sopra il canale che è sotto le case di fianco alla via de’ Castagnoli.  Era una torre molto alta, che però non superava l’Asinelli.  Questa torre è stata abbattuta negli anni della distruzione del grandioso palazzo Bentivoglio (1506-1508).  La possiamo vedere nell’affresco “della Madonna del terremoto” del 1505, fatto da Francesco Raibolini, detto il Francia, al primo piano di palazzo, nella sala d’Ercole.

2017-11-09T20:31:08+00:00