Chi non ha mai visitato Bologna prova la stessa meraviglia che si prova quando si entra in una città di favola com’è Venezia. La particolarità più evidente che sorprende al suo arrivo il viaggiatore sono i  portici.  Egli viene affascinato dalla lunga e interminata teoria di luci e di ombre che gli archi formano in ogni strada.  E’ uno scenario unico che caratterizza e identifica la città come “la città dei portici”, la città più porticata del mondo.  Solo nella sua parte centrale ne sono stati misurati circa trentasette chilometri.  D’estate si può passeggiare riparati dal sole e nella cattiva stagione si può uscire di casa senza prendere l’ombrello.

L’immagine di una città esprime l’indole dei suoi abitanti, e i portici riflettono la natura socievole e ospitale dei bolognesi.  Sono come un’estensione della vita che si fa nelle case, come fossero un salotto esterno dove si può passeggiare al riparo dalle intemperie e fare tranquillamente conversazione, incontrare gli amici e osservare le vetrine dei negozi.

Bologna, nei secoli è stata visitata da numerosi viaggiatori che hanno scritto lodi per la sua bellezza e particolarmente per l’integrità architettonica del suo centro storico medievale. Nel 1320 Francesco Petrarca scrive: “Andammo a Bologna, della quale io non credo luogo più bello e più libero trovar si potesse nel mondo intero”. Nel settecento, il conte di Caylus, che aveva fatto il “Gran Tour” scrive: “La città di Bologna è di tutte le città d’Italia che ho vedute, quella che mi piacerebbe di più per abitarvi”.  E Charles de Brosses, nel 1739: “La città è tutta fabbricata a portici, sotto i quali la gente a piedi passeggia al coperto. Qui si trovano larghe e lunghe strade fiancheggiate da due linee di portici alti, ben spaziati, sostenuti da file di colonne d’ogni ordine architettonico che si inseguono a perdita d’occhio… e l’insieme di questa uniformità produce il più bell’effetto che si possa immaginare”.

I portici son nati per risolvere il problema dell’affollamento che si era creato nel secolo XIII° per lo sviluppo delle industrie che avevano attirato nuovi cittadini, per il continuo arrivo degli studenti dell’università e per l’accoglienza dei servi che erano stati liberati con la legge del “Liber Paradisus”.  Anche l’ampliamento del perimetro con la costruzione della cerchia muraria “dei Torresotti” non aveva risolto il problema dell’alloggio per tutti.  Allora, si pensò subito alla costruzione della terza cerchia e molti trovarono la possibilità di ampliare lo spazio dentro le case facendo degli “abusi edilizi”, cioè prolungando il piano superiore in sporgenza sopra la strada.  Dapprima, le sporgenze aggettanti erano sostenute da travi oblique, il “beccadelli”, e poi si pensò di dare sostegno calando delle travi di quercia che poggiavano al suolo.  Poi, nel 1288 il comune fece una legge che con adeguamenti successivi è giunta valida fino a noi, e che stabilisce che:  gli edifici nuovi devono essere costruiti con il portico; i proprietari devono comprare dal comune il terreno del portico, che però resta per il pubblico passaggio; si stabilisce che il portico deve essere largo per potere passare anche con i carri e alto almeno piedi sette (metri 2,66); che deve essere ben lastricato e tenuto sgombro e pulito dai frontalieri.  Poi, siccome le strade erano disconnesse si prese l’abitudine di circolare anche sotto i portici con i carretti trainati da cavalli.  Allora, nel 1759, il Cardinale Legato e il Senato fecero un editto che vietava di “passare sotto i portici con carrette, carriole, bestie, ruote ferrate ed altra sorte di ordigni”.  Ecco come sono nati i portici a Bologna.

Ci sono porticati di tutte le tipologie, di tutte le epoche e di tutti gli stili.  Ci sono quelli altissimi o con larghe arcate, e quelli incurvati, che seguono l’andamento della strada.  E poi possiamo osservare la diversità delle colonne e la bellezza dei capitelli, ed anche l’alternarsi dei due colori che sono obbligatori in Bologna: il giallo ocra e il rosso mattone.  Il più alto è quello dell’Arcivescovato, di metri dieci. Il più largo è quello di fianco alla chiesa di S.Maria dei Servi.  Il più stretto è in via Senzanome, di soli cm.95.  Il più lungo conduce al Colle della Guardia, al Santuario di S.Luca, per una lunghezza di quasi quattro chilometri, e con ben 666 archi. Ecco Bologna: “la città dei portici”.